Non devo far altro che amare me stesso…

Spesso quando si vedono persone che nutrono poca stima verso se stesse e che hanno, agli occhi di chi le guarda, un’aria da vittima stampata sul volto, si sente loro suggerire: “Il segreto è che devi amarti di più!” oppure, sulla stessa falsariga: “Prima di amare gli altri, è necessario che tu ami te stesso”.

Ma come si fa ad amare se stessi? Quale è la via per riuscirvi se nessuno è lì ad indicarla? Continua a leggere

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Il bambino ferito (parte seconda)

In questa seconda parte dell’articolo “il bambino ferito” sono descritte le possibili conseguenze sia nel minore che nel futuro adulto, di una educazione genitoriale di tipo autoritaria.

A livello psicologico quello che accade è che gli aspetti personali premiati dall’adulto e meritevoli di esistere sono tenuti in un luogo della mente separato da quelli considerati deplorevoli e da cancellare. Quella che si va formando è una immagine frammentaria di , che fa oscillare il bambino pericolosamente verso il polo “buono”, accettabile e quello “cattivo”, inaccettabile: in certi momenti il mondo è una delizia, un sogno sognato, un ideale raggiunto, in altri al contrario è un inferno, dove è difficile intravedere una luce. Continua a leggere

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Il bambino ferito (parte prima)

L’educazione del genitore, la maniera in cui elargisce l’affetto e dispensa insegnamenti di vita è per la psicologia fondamentale nel costituire un senso di sicurezza nel bambino e nel tratteggiare quelle che saranno le caratteristiche di personalità nel futuro adulto. Il genitore attento tende a rispondere con sensibilità alle manifestazioni emotive del figlio, qualsiasi esse siano, insegnandogli a decifrare ciò che prova e a dare significato ai bisogni che le sue emozioni sottendono. Nel vedere per esempio un’espressione di rabbia, lo protegge, interviene per capire quale sia stata per lui la minaccia; se invece lo vede rattristato, ricerca la perdita subita e così via per tutte le altre tonalità emotive.

L’insegnamento del genitore sensibile va ben oltre la comprensione del significato della realtà, esso contiene in sé anche il seme del rispetto verso il proprio sentire Continua a leggere

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Cos’è il perdono per la psicologia

Perdonare un amico in seguito ad un litigio è una delle azioni più difficili, il rancore spesso vince e con esso l’amor proprio della persona offesa prende il sopravvento.

Si parla in questo caso di un litigio in cui non sia implicata una messa in discussione della fiducia reciproca, ma in cui siano presenti delle critiche verso un comportamento o un atteggiamento ritenuto spiacevole, che non corrisponda alle attese personali.

Come spiega la psicologia la difficoltà nell’andare oltre l’orgoglio personale, nel sentirsi feriti a tal punto, a causa di un desiderio infranto, da arrivare a cambiare radicalmente l’opinione verso l’altro? Continua a leggere

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L’arte del perdono nei conflitti

In questo articolo illustrerò brevemente quanto ho appreso sulla lezione su come risolvere i conflitti relazionali, durante un seminario a cui ho partecipato come uditore presso il Dipartimento di Salute Mentale della Usl 5 di Pisa, che ha ospitato come relatori i monaci buddisti di Tìch Nhat Hanh.

Ho trovato la modalità proposta dai monaci così affascinante da sentire io stessa l’esigenza di descriverla in un articolo, così da diffondere i semi di pace e rispetto anche a chi non è potuto essere presente all’incontro.

E’ importante specificare che per applicare gli insegnamenti, è essenziale che sia presente da parte di tutte le persone coinvolte nel conflitto la volontà sincera di migliorare la relazione, nonché, come il lettore vedrà in seguito, una certa flessibilità di pensiero.

La prima azione da fare va applicata in maniera continuativa e paziente nel tempo e consiste, metaforicamente, nel “annaffiare il giardino del cuore” dell’altro.

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La relazione che cura

E’ stato dimostrato come, a prescindere dalla scuola di pensiero a cui il terapeuta aderisce, la relazione terapeutica  è  l’elemento indispensabile per il buon esito della terapia.

Quella terapeutica è una relazione particolare, diversa da quella amicale, amorosa, parentale e la sua peculiarità le conferisce un enorme potere curativo. Continua a leggere

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Piangere è sconveniente, non si deve mai piangere!

“Io non devo fare questo, io non devo fare quest’altro, non è bene che agisca così, non sopporto quando mi sento in questo modo..” sono frasi che la mente pronuncia per distogliere chi le ha prodotte dal comportarsi in una maniera sconveniente o perfino dal provare certe emozioni considerate dannose e biasimevoli.

E’ questo un discorso interiore, una programmazione individuale che è continuamente attiva e di cui si è più o meno consapevoli, ma che influenza enormemente l’azione individuale, portando a fare certe scelte piuttosto che altre e a preferire certe esperienze, solitamente quelle conosciute, a quelle che mettono in discussione l’idea di se stessi. Continua a leggere

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Il corpo archivio di memorie emotive

Il corpo è l’archivio della propria storia personale, rivela le rinunce ad affrontare le situazioni dolorose, la carenza di affetto e di attenzioni mai ricevute, il senso di impotenza a realizzare i propri scopi e desideri, ma anche la gioia e il piacere verso la vita, la gratitudine e il rispetto verso gli altri, più in generale la visione di se stessi e del mondo.
Quando una persona è per un lungo tempo esposta alle stesse emozioni spiacevoli, come la paura, la rabbia, la tristezza, quello che accade è che il corpo memorizza queste emozioni Continua a leggere

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Mi dici che mi ami ma non riesci a prendermi per mano…

Recita un brano della cantante Simona Molinari :”Non credo a chi mi dice ti amo e poi non riesce a prendermi per mano”, esprimendo con parole efficaci un costrutto che nella psicologia è ormai consolidato e cioè quello della comunicazione paradossale.

Si può certamente comunicare a parole il proprio affetto, ma con un tono della voce spento, monotono, con gli occhi distratti e mantenendo una certa distanza fisica dalla persona che si dice di amare, anzi perfino, a volte, detestando il contatto fisico con lui (o con lei).   Continua a leggere

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Le parole del corpo, parlano le emozioni

La comunicazione tra individui avviene attraverso il canale verbale, quindi mediante le parole, e anche attraverso il corpo, cioè il canale non-verbale.

Nella comunicazione non-verbale i messaggi sono espressi attraverso la mimica facciale, la postura del corpo, la voce (il tono e il volume), il respiro, la distanza che viene interposta tra sé e l’altro.  Nondimeno parlano di noi i vestiti che indossiamo, e più in generale la cura o meno che poniamo per il nostro aspetto. Continua a leggere

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Vittima e carnfice nel rapporto di dipendenza


“Era manesco, mi insultava, ma lo amavo e per troppo tempo mi sono illusa di cambiarlo…”,
sono queste le parole di chi è uscita da un rapporto di dipendenza dal proprio patner e che può così parlare al passato di quello che allora era un rapporto dettato dalla paura, lo spavento, la rabbia.

Ma quale è la struttura di personalità di chi sente di essere vittima della dipendenza dal patner e che non riesce a scegliere di abbandonarlo nonostante l’infelicità e le umiliazioni? Continua a leggere

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Omofobia interiorizzata, cos’è e come se ne esce

In tempi di gay pride e di orgoglio omosessuale parliamo degli effetti del fenomeno dell’ omofobia interiorizzata quando è presente nelle persone con orientamento omosessuale.
Per omofobia si intende una paura irrazionale, alla quale possono essere associati episodi di attacco di panico (per esempio in luoghi pubblici in cui il soggetto si senta particolarmente esposto agli sguardi degli altri), nei confronti delle persone con orientamento omosessuale. Tale paura è irrazionale in quanto dettata spesso dal pregiudizio, così come viene diffuso dai mass media, dal piccolo gruppo sociale di appartenenza (famiglia, amici, scuole). Continua a leggere

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Adolescenti e Internet Dipendenza

Esistono dei comportamenti problema dell’adolescente nell’uso di internet che fanno  pensare di essere in presenza di una dipendenza dal mezzo tecnologico.

Prima di vedere quali essi siano, si anticipa che per poter parlare di dipendenza è necessario che si indirizzino tutte le proprie risorse mentali, emotive e fisiche in attività legate al web (giochi online, social network, email, chat, ricerca di informazioni, pornografia), non è quindi solamente una questione di ore passate davanti al computer. Continua a leggere

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Panico, come uscire dal buio

Tra i vari approcci psicoterapeutici quello che è stato dimostrato scientificamente il più efficace a curare il Disturbo di Panico è l’approccio cognitivo comportamentale (Salkovskis et al., 1991; William e Falbo, 1996; Burke et al., 1997).

Addirittura il 90% dei pazienti è risultato libero dal Panico in seguito al trattamento cognitivo comportamentale (Barlow et. Al., 1989; Klosko et al., 1990; Beck et al. 1992) ed è migliorata la loro qualità della vita (Telch et al., 1995).

Lo psicoterapeuta cognitivo comportamentale parte dall’esame della vita attuale del cliente e fa in primo luogo un indagine su come certe esperienze immediatamente precedenti l’insorgenza dell’attacco di panico abbiano destabilizzato  il suo personale equilibrio mentale ed emotivo. Continua a leggere

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