Il bambino ferito (parte seconda)

In questa seconda parte dell’articolo “il bambino ferito” sono descritte le possibili conseguenze sia nel minore che nel futuro adulto, di una educazione genitoriale di tipo autoritaria.

A livello psicologico quello che accade è che gli aspetti personali premiati dall’adulto e meritevoli di esistere sono tenuti in un luogo della mente separato da quelli considerati deplorevoli e da cancellare. Quella che si va formando è una immagine frammentaria di , che fa oscillare il bambino pericolosamente verso il polo “buono”, accettabile e quello “cattivo”, inaccettabile: in certi momenti il mondo è una delizia, un sogno sognato, un ideale raggiunto, in altri al contrario è un inferno, dove è difficile intravedere una luce.

Il problema è che non c’è armonia tra questi due mondi, poiché non si incontrano mai e non c’è neanche equilibrio emotivo nel percepire la realtà in una maniera così scissa, dicotomica.

Nella relazione la difficoltà maggiore è nella gestione dei sentimenti arrecanti disagio, come la rabbia, la vergogna, la colpa, con reazioni comportamentali molto spesso peculiari di questa età (per esempio ansia e irritabilità) ed un atteggiamento psicologico scarsamente adattivo, consistente nella squalifica dell’altro a cui è data la responsabilità dei propri mali (tendenza all’esternalizzazione del disagio) o di rimprovero verso sè stesso, con la sensazione di inadeguatezza ed insicurezza che ne consegue (tendenza all’internalizzazione del disagio).

Una volta adulto, le difficoltà rimangono le stesse di un tempo, se mai affrontate, per una legge psicologica chiamata della coazione a ripetere, la quale insegna come ogni individuo ripeta sempre gli stessi ruoli nella vita fino a quando non diviene consapevole di quali essi siano.

Il mantenere rapporti significativi sarà allora complicato,  gli scheletri nel cassetto usciranno fuori , rievocati da emozioni ogni volta rifiutate, i litigi saranno occasioni di separazione piuttosto che di confronto.

La ruota del destino girerà nello stesso modo fino al momento in cui non avverrà un cambiamento significativo, dall’interno della persona, con una nuova visione della realtà e delle relazioni, dell’immagine di sé e dell’altro, fino a quando la vita non verrà vissuta nella sua totalità, con uno sguardo di accettazione e di compassione verso tutto quanto essa avrà da offrire.

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One Thought on “Il bambino ferito (parte seconda)

  1. Marco Zedda on 25 ottobre 2016 at 14:45 said:

    well done

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