L’ansia delle verifiche

Francesco è una ragazzo che frequenta la terza classe del liceo classico, non parla mai durante la lezione, quando si tratta poi di essere interrogato, comincia a divenire rosso in viso, a parlare con voce tremula, e a esporre l’argomento in maniera piuttosto confusa. L’inibizione di Francesco ha un’influenza sul suo rendimento scolastico, sulla capacità di concentrarsi e di ricordare quanto è andato faticosamente a studiare, arrivando a conseguire appena la sufficienza, nonostante l’impegno e la buona intelligenza. Anche i rapporti con i coetanei sono difficili, viene infatti spesso ignorato da loro e, quando manifesta disagio, viene additato con aggettivi offensivi o ne viene scimmiottato il comportamento. Non servono a niente i tentativi dei compagni più sensibili nel convincerlo a reagire a queste offese, poiché Francesco si identifica completamente con esse, non sa spiegarsi il perchè della propria ansia e giudica se stesso come una persona deprecabile.

La paura di esporsi di fronte agli altri è così grande che Francesco arriva spesso ad inventare scuse alla famiglia pur di non andare a scuola, collezionando così un numero di assenze molto alto. Quando non può evitare la minaccia, gli capita di vivere episodi di attacco di panico, con la fronte che gronda di sudore, il cuore che batte all’impazzata, il mondo intorno che gira vorticosamente, crede ogni volta di essere sul punto di morire o di impazzire.

Ma quali sono le credenze, ovvero i pensieri che Francesco tende a formulare sul proprio conto, sugli altri, sul mondo che lo circonda? Secondo il modello cognitivo di due psicologi, Clark e Wells, chi soffre per questa tipologia di problema tende ad avere una visione molto critica sul proprio conto, tale per cui pensa di essere una persona noiosa, strana, diversa, a volte anche inferiore. Teme poi il giudizio degli altri, dai quali immagina di ricevere delle valutazioni molto severe sul proprio conto. La paura di confrontarsi con le persone, tenendo tutto per sé non fa poi che mantenere le convinzioni così come sono, senza alcuna possibilità di cambiamento.

Su una situazione come quella di Francesco, l’esperto può essere di aiuto sia con suggerimenti sul piano della metodologia di studio, che rispetto alle difficoltà psicologiche-comportamentali. Una visione meno rigida e più flessibile su di sè e sul mondo circostante può aiutare a cambiare certe dinamiche comportamentali. L’imparare ad essere meno severi prima di tutto nei propri confronti, accettare la possibilità di sbagliare e anzi di imparare dall’errore, accettare che l’opinione altrui si discosti dalle proprie aspettative, sono d’altra parte acquisizioni importanti anche per affrontare altri problemi della la vita in generale.

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