L’arte del perdono nei conflitti

In questo articolo illustrerò brevemente quanto ho appreso sulla lezione su come risolvere i conflitti relazionali, durante un seminario a cui ho partecipato come uditore presso il Dipartimento di Salute Mentale della Usl 5 di Pisa, che ha ospitato come relatori i monaci buddisti di Tìch Nhat Hanh.

Ho trovato la modalità proposta dai monaci così affascinante da sentire io stessa l’esigenza di descriverla in un articolo, così da diffondere i semi di pace e rispetto anche a chi non è potuto essere presente all’incontro.

E’ importante specificare che per applicare gli insegnamenti, è essenziale che sia presente da parte di tutte le persone coinvolte nel conflitto la volontà sincera di migliorare la relazione, nonché, come il lettore vedrà in seguito, una certa flessibilità di pensiero.

La prima azione da fare va applicata in maniera continuativa e paziente nel tempo e consiste, metaforicamente, nel “annaffiare il giardino del cuore” dell’altro.

Annaffiare-le-piante-quando-sei-in-vacanza_su_vertical_dynQuesta espressione per dire concretamente che è fondamentale trovare dei modi creativi per far sentire l’amico , il partner o il collega sinceramente stimato ed amato, con il fine di sollecitare in lui un atteggiamento di benevolenza e apertura al dialogo. E’ di aiuto in questo pensare alle qualità che egli possiede o ai doni e alle belle azioni che ha elargito in passato, questo pensiero aiuta a ridimensionare la rabbia e ad avere un approccio il più possibile equanime alla situazione.

Aprendo una piccola parentesi personale, utile come esempio al lettore, ricordo come una mia conoscente molti anni fa, mossa probabilmente dalla stessa saggezza dei monaci, mi avesse già suggerito una soluzione analoga, invitandomi a fare il contrario di quanto avrei desiderato verso coloro che giudicavo allora colpevoli di aver commesso azioni ingiuste nei miei confronti: portare loro dei pasticcini prelibati da gustare insieme!

Ma come è possibile- io stessa allora mi domandai- poter mettere in atto un’azione di tal tipo se l’istinto vorrebbe lasciare invece libero sfogo all’invettiva e all’accusa“?

I monaci hanno suggerito un altro piccolo segreto su come fare, che ribalta letteralmente il punto di vista della persona offesa: il pensare onestamente al contributo personale al problema.

L’apertura sincera verso la possibilità di una responsabilità personale, andando a ritroso nella memoria di quanto non si voleva o non si poteva vedere, può contribuire nel vedere la situazione con occhi veramente diversi. La coscienza si apre allora, meravigliata, alla possibilità di una corresponsabilità e di una co-costruzione della dinamica relazionale spiacevole .

Il passo successivo è esprimere all’altro tutto questo, iniziando quindi col renderlo partecipe della propria riflessione, nella consapevolezza profonda che si è in due a giocare una parte nella relazione, l’importante è capire quale essa sia.

Personalmente, ritornando alla esperienza personale a cui prima ho accennato, avrei potuto riflettere sulla timidezza da me avuta nell’esprimere alcuni desideri in maniera chiara e serena, essendomi temuta invece “il rospo in gola” per tanto tempo fino a quando poi, giunta al limite della sopportazione, non ho desiderato “sputarlo fuori”, accecata dalla rabbia ormai furiosa e dal rancore di chi si sente vittima di un sopruso divenuto imperdonabile!

Solo dopo l’impegno e la dedizione che serve per rendere il terreno così fertile, metafora per dire che si è raggiunta un’apertura reciproca all’ascolto partecipe, i monaci suggeriscono di discutere sulle responsabilità che si ritiene possa avere l’altro nella questione, e così di mostrare lui il proprio dispiacere.

perdonoLa ragione, unita al cuore, parlerà infine ai due amici, amanti o colleghi per trovare un nuovo modo di stare insieme, in maniera creativa e, perché no, anche per prove ed errori, in una danza a due generativa di nuove possibilità.

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One Thought on “L’arte del perdono nei conflitti

  1. Ottimo articolo che arriva al punto senza tergiversare

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