Mi sento competente come studente?

La psicologia nelle ultime decadi è entrata prepotentemente nei discorsi sull’apprendimento scolastico, portando alla luce l’importanza del dialogo interno di chi studia e più precisamente ciò che lo studente pensa di se stesso, se si concepisce competente nelle varie materie e a chi o cosa attribuisce il successo o il fallimento nelle verifiche (Alfred Bandura, 2002). Esaminare questi aspetti , grazie all’analisi degli STILI ATTRIBUTIVI individuali è importante in quanto essi influenzano pesantemente la motivazione verso lo studio e il livello di gratificazione di fronte a qualsiasi esito. Esistono ragazzi per esempio che di fronte ad un voto basso si disperano di non avere le qualità adatte, e questa idea, si comprende, rende difficile credere di poter fare meglio, essendo il risultato dipendente da un qualcosa di immodificabile.

In verità non c’è niente di più sbagliato del pensare di non poter mai migliorare una situazione dipendente dall’impegno e lo sforzo personale.

E’ vero che c’è sicuramente chi ha più facilità nell’esecuzione di un problema o di un tema, solo per fare degli esempi, ma ad ogni studente, guardando al proprio percorso personale, è concesso di migliorare secondo i suoi ritmi soggettivi. La meta è si importante, ma lo sforzo nel perseguirla lo è ancora di più.

Viceversa, c’è chi crede di aver preso un bel voto per fortuna (per esempio poiché il compito era molto facile) o per una disposizione favorevole dell’insegnante , di conseguenza sarà contento ma non orgoglioso di sè, non essendosi attribuito alcun merito. Non entrerò nella spiegazione del come si formino i diversi stili attributivi, tema che tratterò in un altro articolo, ma mi preme dire come esistano una serie di questionari (Amos 8-15; Test Amos di Rossana De Beni et. al.) molto semplici da usare, anche con la forma delle risposte a scelta multipla, per niente minacciosa anche per lo studente più timido in termini di esposizione dei propri contenuti intimi e privati. Chiaramente le risposte necessitano di essere approfondite con un colloquio dell’esperto insieme al ragazzo, così da poter definire una fotografia del suo profilo di studente.

Anche a questo primo livello di approccio alla difficoltà, l’attenzione e interesse di un adulto dedito a capire più che a valutare, rappresenta un motivo di crescita dell’autostima dello studente, il quale sente di avere qualcuno al suo fianco, disposto ad aiutarlo in maniera totale e responsabile.

Un esempio di questionario può essere il seguente, si invita lo studente a provare a rispondere e a pensare a quale stile attributivo possa appartene:

Quando prendo un bel voto in matematica penso che:

  1. sono stato molto fortunato.
  2. sia merito del mio impegno.
  3. il compito era più facile del previsto.

Quando devo affrontare un tema penso che:

  1. non so da dove iniziare.
  2. sono un incompetente.
  3. ho studiato e darò il meglio di me.

Quando penso all’interrogazione:

  1. so di avere valere e lo dimostrerò
  2. ho paura solo al pensarci
  3. non mi sento preparato
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