Non riesco proprio a superare la mia rabbia

In questo articolo verrà data una chiave di lettura in positivo della rabbia, riconoscendone la funzione e l’utilità, andando quindi oltre certi luoghi comuni secondo i quali nessuno si deve mai arrabbiare e chi lo fa è “cattivo” o da “biasimare”.

Cosa c’è dietro la rabbia?Quale è il suo scopo?

La rabbia avverte che una aspettativa importante è stata delusa, come quella per esempio per cui l’amico o il patner debba essere sempre sensibile e disponibile quando si ha bisogno di un suo aiuto.

L’istinto allora è spesso quello di attaccare l’amico o il patner, con sproloqui e accuse nei suoi confronti, riprendendolo per le sue “mancanze”, con tanta veemenza quanto è forte il torto subito. In questa maniera si gioca una relazione in cui c’è una vittima , la persona che si è arrabbiata e un persecutore, colui che ha commesso il danno. E’ così infatti che legge la realtà chi addita l’altro come unico colpevole e non guarda per niente a se stesso.

Ora si provi a cambiare il punto di vista, orientando l’attenzione verso il significato personale attribuito alle azioni altrui.

Per fare un esempio, la vera minaccia può essere, ad un esame più attento di se stessi, non tanto la mancanza di interesse e disponibilità mostrato dal patner o dall’amico, quanto il fatto di non sentirsi abbastanza meritevoli del loro amore e per questo sentirsi particolarmente vulnerabili, poichè non esiste prova che possa rassicurare chi ha la convinzione di non valere abbastanza.

Pensare alla propria rabbia in questi termini è quindi un invito a pensare più approfonditamente al modo in cui si vede se stessi, a dettagliarne le caratteristiche, le qualità e a tracciare la mappa di quelli che si crede possano essere i propri limiti.

Se si ha una immagine di se stessi ricca di qualità positive, se si accettano quelli che ognuno definisce “difetti personali” (ma che poi tali non sono) sarà difficile che un evento esterno, qualsiasi esso sia, possa provocare emozioni di malessere tanto violente. Questo non vuol dire che non si avvertirà più rabbia, ma che la sua intensità sarà molto inferiore e che non si sarà più suoi schiavi ma competenti nel gestirla per il proprio benessere e per quello della relazione.

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