Perché la rabbia non passa?

Quando ci si arrabbia per qualcosa con qualcuno spesso è perché una aspettativa viene delusa e non si sa come rimpiazzarla. L’amico o il patner, il figlio adolescente o il collega di lavoro assumono un comportamento imprevisto, inaspettato, concedendo a loro stessi la “strana libertà” di fare delle loro vite quello che vogliono.

Si è usato un tono volutamente ironico per entrare nei panni della persona arrabbiata, sottolineandone il punto di vista fortemente egocentrico.

Quando è che la rabbia rimane?

La rabbia rimane quando è il punto di vista a non cambiare: si continua ad immaginare il “colpevole”  compiere la scellerata azione o pronunciare le infami parole senza riuscire a pensare ad altro.

Si dimenticano o si fa fatica a riconoscere nella stessa persona le qualità tanto stimate e a metterle insieme a tanta malvagità, non si riesce proprio a pensare alla persona “ideale” come a qualcuno capace anche di sbagliare.

L’errore non è ammesso in quanto l’incoerenza tra quello che secondo il punto di vista dell’osservatore rappresenta il bene e il male non è concepibile in nessuno, tantomeno nelle persone care. E’ come se nel momento in cui si è iniziato un rapporto di amicizia, di amore, di filiazione, si sia anche tracciato un profilo di personalità dell’amico, del patner o del figlio che si pretende debba rimanere sempre lo stesso.

Perché c’è l’esigenza che gli altri si comportino sempre alla stessa maniera?

Essenzialmente per comodità, chi si comporta sempre allo stesso modo è più facile da gestire, viceversa chi cambia spesso richiede un dispendio energetico maggiore e una certa messa in discussione anche del proprio punto di vista.

La difficoltà quindi, in chi si arrabbia e non riesce a cambiare stato d’animo, consiste nella difficoltà a cambiare il proprio punto di vista in maniera flessibile.

Come è possibile uscire dal tunnel della rabbia?

Uno dei modi è proprio quello di iniziare a vedere l’altro come un individuo che è in cambiamento costante, cambiando ogni giorno, ora, minuto e secondo pensando di relazionarsi nei suoi confronti senza aspettative particolari vivendo il rapporto nel presente, intensamente, come se ogni minuto, ora, giorno passato insieme fosse l’ultimo.

 

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2 Thoughts on “Perché la rabbia non passa?

  1. Fabio Mastroianni on 3 Luglio 2013 at 18:10 said:

    Gentile Collega,

    in questa sua descrizione sembrerebbe che la spinta della rabbia sia legata molto alla motivazione. Difatti mi ha ricordato il modello di Atkinson e Vroom.
    Leggere un’emozione intensa come la rabbia legata principalmente ad una percezione di quello che in qualche modo possiamo prevedere è molto riduttivo.

    La rabbia è un’emozione molto vicina alla compensazione dei nostri bisogni primari. Senza di essa non sarebbe possibile comprendere come soddisfarli, come compensarli e anche come contenerli.
    L’errore principale è nella risposta comportamentale collegata alla percezione dell’emozione rabbiosa che può avere origini ed espressioni di varia natura.

    Ma la comprensione principale è nella valutazione della trasformazione del nostro corpo e alla trasformazione in azione ad opera della mente.

    • claudiaapperti on 6 Luglio 2013 at 09:16 said:

      Salve,
      innanzitutto grazie di aver letto l’articolo!
      Io sono una clinica e mi occupo di psicoterapia, per cui utilizzo modelli di spiegazione utili alla terapia.
      In psicologia esistono mille versioni a spiegazione di un comportamento, il professionista poi sceglie quella che più gli calza. Non si spiegherebbe come mai esistono così tante scuole di psicoterapia, con modelli concettuali diversi, che fanno riferimento a modelli di funzionamento dell’essere umano altrettanto diversi. Il suo punto di vista mi sembra più sul versante biologico, poichè equipara la rabbia alla fame, la sete, ecc… come dice lei ai bisogni primari,ma sinceramente non riesco a calare questo punto di vista nel quotidiano dei complessi comportamenti umani.
      Cordialmente
      Claudia Apperti

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